Napoli, 12 luglio 2016
Un’ atmosfera magica quella di ieri sera a Napoli per la seconda serata della rassegna musicale presso l`Arena Flegrea con il concerto di Diana Krall. Opening Act con un trio d`eccezione, Emilia Zamuner Guitars Meeting, Emilia alla voce, premio “Massimo Urbani” 2016, Pietro Condorelli grande maestro della chitarra jazz in Italia, e Sebastiano Esposito.
Il trio propone in apertura una originale interpretazione del magnifico brano di Charles Mingus Duke Ellington Sound of Love, ballad e intimo nell`esposizione del tema, medium swing nel chorus di solo affidato alla voce che lo esegue in growl, stile degli ottoni ellingtoniani che dagli anni `20 il Duca diresse per tutta la vita. In But not for Me (G.Gershwin) il talento

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Foto: Massimo Cuomo

solistico di Emilia Zamuner viene fuori bene, due chorus di impro per lei che spazia ritmicamente e melodicamente con disinvoltura e padronanza, a tratti ben visibile un amore sincero per Ella Fitzgerald. La sinergia tra i due chitarristi permette a Pietro Condorelli di produrre un bellissimo solo di chitarra. A seguire l`ultimo brano omaggio alla storia del jazz, Infant Eyes (W.Shorter) il linea con gli albori del jazz moderno, ben eseguito in ogni sua parte e con un testo scritto per l`occasione da Marco Francini. Prima di lasciare il palco i tre artisti campani dedicano alla Krall un classico di Pino Daniele interpretato secondo lo stile della loro formazione A me me piace ‘o Blues, qui viene fuori in maniera più chiara lo stile chitarristico di Sebastiano Esposito che si accosta al brano con molto rispetto e buon gusto. E infatti la Krall ringrazia e si complimenta con loro non appena ne ha l’occasione.

Diana Krall

Foto: Massimo Cuomo

Diana Krall, cantante di jazz e pianista, canadese di nascita e figlia d`arte, ha riproposto in questo concerto un tipico esempio del suo modo di affrontare il jazz come una storia, conferendo agli standard il valore di strumenti imprescindibili ed a se stessa e i suoi musicisti il ruolo di vettori di questa conoscenza. Carinamente accompagnata dal bassista Robert Hurst guadagna il pianoforte in un semplice, elegante abito nero. In All or Nothing at All, durante tutta l`esposizione del tema e l`assolo di chitarra molto lungo il suo pianoforte resta in attesa, entra sul concludere di questo con semplici block chords accompagnando Anthony Wilson con un tappeto e poi esce allo scoperto con un assolo leggerissimo che lavora in crescendo fino al rientro della voce, a gamba tesa, come piace a noi!

Let`s fall in love è proprio la versione dell`album When I Look In Your Eyes compreso un intro molto intimo di chitarra con il verse originale di Arlen, fuori programma invece il suono di una bottiglia di vetro che per qualche secondo rotola a terra nell`arena, la Krall la sente e durante il suo assolo dice al microfono “I love the sound of bottle rollin`”.

Poi l`atmosfera si fa più rarefatta, e con una lunga prima parte soltanto in piano e voce, ascoltiamo una meravigliosa versione di How Deep Is The Ocean (I.Berlin), da brividi, Karriem Riggins alla batteria entra con delicatezza dopo il tema e accompagna con i mallets, la Telecaster di Wilson si inserisce in punta di piedi e restituiscono insieme un mood davvero emozionante. E’ proprio questo clima che si è creato a sublimarsi quando inizia Simple Twist of Fate, cover di Bob Dylan, nell`Arena nessuno muove un muscolo!

Rompe la suspance con uno swing che dedica ad Oscar Peterson, Exactly Like You, dove nel assolo di pianoforte cita il celeberrimo intro di Take The A-Train di Duke Ellington. L’impasto della band è davvero perfetto e restituisce un sound unico. Questa splendida musicista ci saluta con un singolare intro al piano che evoca Buonasera Signorina, quando poi entrano gli altri si trasforma in Cheeck to Cheeck, interessante l`arrangiamento sotto molti aspetti primo fra tutti quello della forma, che si plasma continuamente cibandosi del mood creato, Hurst al contrabbasso ci regala un chorus di solo up in 4, si stanno divertendo, e si vede, e piace molto.

 Per il bis Wilson imbraccia una chitarra acustica e accompagna una bellissima versione di Boulevard of Broken Dreams, e dalla reazione del pubblico si capisce che tutti la stavano attendendo, è seguito poi un momento di eccitazione generale in cui le voci dell’arena a distinguersi gridavo titoli di brani tra i più amati pubblicati dalla Krall e così da sola al piano esegue alcune strutture di questi, tra cui It’s Wonderful, The Look Of Love, e in chiusura intona da sola al pianoforte Fly Me To The Moon, per poi coinvolgere l’intera band, in uno dei loro splendidi crescendo, una conclusione davvero impeccabile per un concerto che ha coinvolto in maniera totale un’arena gremita e piuttosto eterogenea. E’ uno dei miracoli naturali della Krall, per citare una mia fantastica insegnante di tanti anni fa, per fare il jazz devi avere originalità, se decidi di suonare gli standards, devi essere Diana Krall!

Alessandra Stornelli

Foto di: Massimo Cuomo – www.fotografiaessenziale.com

Foto: Massimo Cuomo

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